venerdì 27 gennaio 2017

28 gennaio 1986 la tragedia del Challenger

31 Anni fa, la mattina del 28 gennaio del 1986, a 14 chilometri dal suolo e dopo soli 73 secondi di volo, lo Space Shuttle Challenger si disintegrò in migliaia di pezzi e si portò via sette vite. 





Equipaggio del STS-51-L Prima fila da sinistra a destra: Michael John SmithDick Scobee, e Ronald McNair. Seconda fila da sinistra a destra: Ellison Onizuka,Christa McAuliffeGregory Jarvis, e Judith Resnik. (NASA)



Lo Space Shuttle era una macchina meravigliosa, ma complessa e pericolosa.  Pensare di inviare gli uomini e le donne nello Spazio e farli rientrare sulla Terra con un gigantesco e pesantissimo "Aliante" era un miracolo della tecnica, ma comportava rischi enormi.

La missione STS-51-L era la 25° missione del programma spaziale e la decima della navetta Challenger. Il guasto fu causato da una guarnizione del segmento del razzo destro a propellente solido. (SRB) La rottura della guarnizione provocò una fuoriuscita di fiamme dall'SRB che causò un cedimento strutturale del grande serbatoio esterno, contenente idrogeno e ossigeno liquidi. 

In un primo momento si parlò di "esplosione", ma in realtà la dinamica dell'incidente fu più complessa. Le successive inchieste giunsero alla conclusione che il serbatoio esterno dello Shuttle si spezzò, lasciando uscire ossigeno e idrogeno liquidi, che mescolandosi si incendiarono. Entrambi i booster proseguirono la loro rotta oltre la nuvola di fumo dove lo Shuttle si era lacerato.
E' stato accertato che gli astronauti non morirono sul colpo. Dopo che lo Shuttle fu lacerato in più parti, queste continuarono la salita raggiungendo una quota di circa 20 chilometri.



Lo Space Shuttle si disintegra e i due booster continuano il loro volo.


          Il Direttore di volo, Jay Greene (in primo piano) fotografato nel momento dell'incidente.

La cabina colpì la superficie dell’acqua dopo 2 minuti e 45 secondi dall'incidente, ad una velocità di oltre 320 km/h, con una forza risultante di circa 200 G, con conseguente schiacciamento della struttura e una distruzione totale di qualsiasi cosa si trovasse all’interno della cabina.

Tutte le indagini compiute subito dopo il disastro confermarono che l’equipaggio era ancora in vita fino a quell’istante. Quello che è meno chiaro è se fossero ancora coscienti. Se la cabina si era già depressurizzata, l’equipaggio avrebbe avuto difficoltà a respirare. Nellrelazione finale stilata dai colleghi astronauti, si legge: “L’equipaggio è probabile ma non sicuro che abbia perso conoscenza”. Di seguitò, si scoprì che alcune bombole di emergenza, progettate per la fuga da un veicolo in fumo ancora fermo a terra, erano state attivate.

Ovviamente il pensiero va alle donne e gli uomini del Challenger che quasi certamente si resero conto che la loro vita stava per terminare tragicamente. 


Lo sgomento pervase tutto il Mondo, mai prima di allora gli Stati Uniti avevano perso uomini durante un volo. L'unico precedente, (vedi Apollo 1),  era avvenuto 19 anni prima.


Rapporto NASA di Joseph Kerwin 








Le due insegnanti americane: Barbara Morgan beckup crew e mission specialist durante STS-118 e Christa McAuliffe (2 sett. 1948- 28 gen. 1986) selezionate per essere le prime in un programma spaziale, nell'ambito del progetto Teacher in Space.





Migliaia i detriti ritrovati sulla terra e in fondo al mare. (NASA)

Kennedy Space Center: alcuni pezzi del Challenger (NASA)




Alcuni links per chi desidera approfondire:


"The Challenger Disaster Viewed at Pittsburgh's Buhl Planetarium" A Personal Remembrance by Glenn A. Walsh:  http://buhlplanetarium2.tripod.com/bio/2006ChallengerBuhl.htm


Recollection of Challenger Tragedy from Eyewitness at Cape Canaveral:




Recollection of Challenger Tragedy from the West Coast:




Space Shuttle Challenger:





Commissione Rogers:





giovedì 26 gennaio 2017

50 anni fa: Il rogo di Apollo 1



"If we die, we want people to accept it. We are in a risky business, and we hope that if anything happens to us, it will not delay the program. The conquest of space is worth the risk of life".

"Se moriamo, vogliamo che le persone lo accettino. Siamo in un affare rischioso e speriamo che se ci accadesse qualcosa, questo non ritardi il programma. 
La conquista dello spazio vale il rischio della nostra vita".   

     
                                             -Astronaut Gus Grissom, 1965


La tragedia avvenne sulla rampa di lancio durante il test finale della missione inizialmente denominata Apollo 204.  Sarebbe stata lanciata il 21 febbraio 1967, ma gli astronauti Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee persero la vita nell'incendio del modulo di comando.

Gli astronauti erano entrati nella capsula alle ore 13 di Venerdì 27 Gennaio 1967. Il primo problema fu quando Gus Grissom entrato nella navicella dopo aver  collegato la sua fornitura di ossigeno al veicolo spaziale,  disse di aver sentito  uno strano odore nella tuta spaziale come un "odore acre"... L'equipaggio si fermò per vedere se l'aria tornava ad essere normale, il centro di controllo  dopo averne discusso con Grissom decise di continuare il test.

Il problema successivo fu un forte flusso di ossigeno che periodicamente attivava il master allarm. Anche in questo caso si continuò con la promessa che se ne sarebbero occupati dopo...

Un terzo problema sorse nelle comunicazioni. In un primo momento, le comunicazioni difettose sembravano essere unicamente tra il comandante  Grissom e la sala di controllo. Più tardi, la difficoltà si estesero a tutto l'equipaggio, alla sala di controllo e al complesso di lancio 34. Grissom disse: "Come pensate di comunicare dalla Terra alla Luna, se non riusciamo a comunicare a tre isolati di distanza!".

Quest'ultimo problema nelle comunicazioni, spostò di circa 30 minuti il conteggio dalle 5:40 pm alle 06:31 pm, quando i controllori di volo stavano per far ripartire l'orologio, gli strumenti a terra mostrarono un aumento inspiegabile del flusso di ossigeno nelle tute spaziali. Uno dei membri dell'equipaggio, presumibilmente Grissom, si era spostato leggermente.

Quattro secondi dopo, l'astronauta Chaffee urlò: "Fuoco, sento odore di fuoco". Due secondi dopo, la voce di White si fece più insistente: "Fuoco nella cabina di guida!" 
Le procedure per la fuga di emergenza richiedevano normalmente 90 secondi, ma in pratica l'equipaggio non aveva mai compiuto questa operazione in soli 90 secondi... Adesso si trattava di farlo con il fuoco e il fumo che avvolgeva i tre uomini!

Fiamme e spesse nuvole di fumo nero riempirono la white room. L'istinto fece allontanare molti uomini, ma altri cercarono di salvare gli astronauti. Il calore intenso e il denso fumo resero impossibile l'intervento, purtroppo era troppo tardi. Gli astronauti erano morti. Una commissione medica stabilì che gli astronauti erano  morti per asfissia da monossido di carbonio. L'incendio aveva distrutto il 70% della tuta spaziale di Grissom, il 20% della tuta di White e del 15% della tuta di Chaffee. 



Dopo la rimozione dei corpi, la NASA sequestrò tutto ciò che al momento del lancio era nel complesso 34. Il 3 febbraio, l'Amministratore della NASA Webb, istituì una commissione d'esame per indagare a fondo sulla questione. Gli ingegneri smontarono per per pezzo la navicella e  dimostrarono che l'incendio era divampato vicino a uno dei fasci di cavi proprio di fronte al sedile di Grissom sul lato sinistro della cabina.

Nella primavera del 1967, il dottor George E. Mueller, Amministratore associato per i voli con equipaggio della NASA, annunciò che la missione prevista per Grissom, White e Chaffee sarebbe stata denominata Apollo 1 per onorare la memoria dei tre astronauti scomparsi.

Il Programma lunare era appena iniziato, ed aveva già chiesto il suo tributo agli uomini.



Per conoscere l'intera storia con particolari e immagini inedite richiedi il libro:  PROGETTO APOLLO "Il sogno più grande dell'uomo"

Rapporto NASA: Apollo 204 Review Board
Apollo 1 Audio
Funerali Video


Edward White, Virgil Grissom e Roger Chaffee (NASA)
Chaffee, White e Grissom durante il training (NASA)



Il Comandante della missione Apollo 1 Gus Grissom lascia il furgone di trasferimento alla base del Launch Complex 34 è il giorno fatale: 27 gennaio del 1967, cinquant'anni fa. Grissom è seguito dal pilota Roger Chaffee. Ed White aspetta il suo turno nel furgone, fra poche ore i tre uomini periranno nel tragico incendio della capsula.




Quello che resta delle tute degli astronauti (NASA)








  

Apollo 1 durante l'indagine della NASA (NASA)

Nel luglio del 2009 ero a Washington e sono andato a rendere omaggio a Virgil Grissom e Roger Chaffee, che sono sepolti al cimitero Nazionale di Arlington.

Nel luglio del 2009 mi trovavo a Washington per la John Glenn Lecture di Apollo 11, ho colto l'occasione per rendere omaggio al cimitero nazionale di Arlington dove sono sepolti molti degli astronauti del programma Apollo e altri. Grissom e Chaffee sono sepolti vicini.  
Foto: Luigi Pizzimenti


 Ed White è sepolto nel cimitero di West Point

lunedì 23 gennaio 2017

Charles Bolden lascia la NASA


L'autore con Charles Bolden
Charles Bolden ha rassegnato le dimissioni da Amministratore della NASA il 20 gennaio 2017.
La decisione è la naturale conseguenza del giuramento, avvenuto proprio il pomeriggio del 20 gennaio 2017, del 45esimo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che succede a Barack Obama dopo la vittoria nell'elezioni del 4 novembre 2016.
Al momento la NASA verrà guidata per un periodo di transizione da Robert Lightfoot, il dipendente più alto in grado dell'agenzia. Per quanto tempo Lightfoot manterrà questo ruolo non è possibile saperlo anche se, osservando i precedenti, potrebbe passare ancora del tempo prima che un nuovo Amministratore venga incaricato dalla nuova amministrazione.
Bolden era stato nominato dal Presidente Obama nel maggio 2009 e confermato dal voto del Senato USA a luglio dello stesso anno come 12esimo Amministratore della NASA. Egli è rimasto in carica fino al termine del mandato del 44esimo Presidente, per 2744 giorni consecutivi. Bolden è stato il terzo ex-astronauta a prendere la guida dell'agenzia spaziale, dopo Richard H. Truly (1989-1992) e Frederick D. Gregory (facente funzioni nel 2005).
Bolden non aveva espresso nessun desiderio di rimanere con la Presidenza Trump e nemmeno sembra gli sia stato chiesto di rimanere.
Charles Bolden è entrato nella NASA nel 1981 ed ha volato nello spazio in quattro missioni shuttle: STS-61C nel 1986 [http://www.astronautica.us/astronauticaus_missioni_abitate_…], STS-31 nel 1990, STS-45 nel 1992 e STS-60 nel 1994. Bolden lasciò poi la NASA nel 1994 e divenne Vice Comandante nell'Accademia Navale degli Stati Uniti. Bolden andò in pensione dal Corpo dei Marines nel 2003 con il grado di Generale Maggiore del Third Marine Aircraft Wing dopo 34 anni di servizio. Il Generale Bolden era entrato nel Corpo dei Marines nel 1968 ed aveva volato in oltre 100 missioni in Vietnam e nel 1980 veniva selezionato come astronauta dalla NASA. Ha volato in due missioni come pilota ed in due come comandante. A seguito dell'incidente del Challenger nel 1986 il Gen. Bolden venne nominato Capo della Divisione Sicurezza del Johnson Space Center con la responsabilità di supervisionare gli sforzi per il ritorno al volo. Ha inoltre avuto incarichi di prestigio in alcune aziende private ed inoltre possiede una laurea in Ingegneria Elettrica ottenuta all'Accademia Navale di Annapolis ed un Master in Systems Management dall'università della California del Sud. Bolden è anche il primo afroamericano a ricoprire la carica più alta nell'agenzia spaziale americana.
Sotto la sua direzione la NASA vide la cancellazione del programma lunare Constellation [http://www.astronautica.us/astronautica_constellation.htm] in favore di un approccio che prevedesse un maggior coinvolgimento dei privati per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) [http://www.astronautica.us/astronautica_stazionespaziale.htm] ed il nuovo obiettivo del Viaggio verso Marte [https://www.nasa.gov/topics/journeytomars/index.html].
Nella foto, delegazione BIS-Italia (Italian branch della British Interplanetary Society) incontra Charles Bolden in una delle sue ultime visite in Italia come Amministratore NASA nel 2014.
Fonti:NASA - Brian Dunbar - http://blogs.nasa.gov/bolden/

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martedì 5 luglio 2011
L'amministratore della NASA Charles Bolden parla delle future attività.

WASHINGTON - l'amministratore della NASA Charles Bolden, venerdì scorso ha pronunciato un discorso sul futuro dell'agenzia. Qui di seguito alcuni estratti dal suo discorso  presso il National Press Club di Washington. L'autore con l'amministratore della NASA Charles Bolden.

"Alcuni dicono che la nostra ultima missione dello Space Shuttle segnerà la fine di 50 anni di predominio nel volo spaziale umano da parte dell'America... come ex astronauta e attuale amministratore della NASA, sono qui per dirvi 
che la leadership americana nello spazio continuerà almeno per il prossimo
mezzo secolo perché abbiamo posto le basi per il successo - e  il fallimento non è un'opzione contemplata ". 

"Il presidente Obama ci ha dato una missione: mettere a fuoco il quadro dell'esplorazione, della ricerca e dello sviluppo che saranno necessari per andare oltre l'orbita terrestre bassa . Egli ci ha incaricati di svolgere le missioni ispiratore che solo  la NASA può fare e che ci porterà più lontano di quanto siamo mai stati. In orbita intorno a Marte e infine atterreremo su di esso. Egli ci ha chiesto di iniziare a pianificare un  missione presso un asteroide. " 

"Il presidente ci chiede di sfruttare lo spirito americano, l'innovazione, la spinta a risolvere problemi e creare le capacità che  è così radicata nella nostra storia e ci ha portato alla Luna, ai grandi  osservatori, a l'uomo che vive e lavora nello spazio, possibilmente  a tempo indeterminato.  L'ingegno americano è vivo e vegeto, e sarà il motore della nostra economia e  ci guiderà a creare e conquistare il futuro adesso". 

"Così, quando sento la gente dire - o ascolto notizie della stampa - che il 
volo finale dello Shuttle segnerà la fine del volo spaziale umano degli Stati Uniti, ho  da dire. . . queste persone vivono  su un altro pianeta ". 

"Noi non finiremo il  volo umano nello spazio, ci stiamo impegnando
ad esso e  facendo i necessari e difficili passi, oggi, per  garantire all'America il primato nel volo spaziale umano per gli anni a venire ". 

"Dobbiamo uscire dal business di possedere e gestire l'orbita terrestre bassa e i sistemi di trasporto passando la mano al settore privato, con la sola supervisione sufficiente a garantire la sicurezza dei nostri astronauti.  
Società americane e le loro astronavi dovrebbero inviare i nostri astronauti sulla ISS, piuttosto che continuare a delegare questo lavoro a governi stranieri." 

"Le nostre destinazioni per l'uomo oltre la Terra restano ambiziose. Esse 
comprendono: la Luna, gli Asteroidi, e Marte. Il dibattito non è se faremo le  
esplorazioni, ma come lo faremo. " 

"La Stazione Spaziale Internazionale è il fulcro spaziale per il volo umano 
per il prossimo decennio. Ogni indagine di ricerca e tutti i sistemi che mantengono la ISS operativa ci faranno imparare come  esplorare più lontano dal nostro pianeta e migliorare la vita qui ". 

"Ho preso la decisione di fondare il nuovo veicolo polivalente per equipaggio, o MPCV  - Il  modulo equipaggio si fonderà sul lavoro originale che abbiamo fatto sulla capsula Orion. Ci stiamo avvicinando una decisione sul razzo per carichi pesanti,  il sistema di lancio spaziale, che riveleremo presto ". 

"I nostri partner nel servizio commerciale di trasporto orbitale: SpaceX e Orbital, continuano a rispettare le tappe. Vi saranno nuovi partecipanti al secondo turno del nostro sviluppo commerciale per i voli degli equipaggi. " 

"Oltre a questo progresso nel volo spaziale, abbiamo in arrivo un numero enorme di  missioni scientifiche stupefacenti. Vi anticipo una ricerca aeronautica per creare un'Europa più sicura, più rispetto dell'ambiente e 
una efficiente rete di viaggi aerei ". 

"La NASA sta muovendo la palla lungo il campo, perché lo status quo non è 
più quello di cui abbiamo bisogno. Il presidente Obama ha delineato un urgenza nazionale, la necessità di innovare, di educare, costruire e creare nuove funzionalità che ci porteranno più avanti nel Sistema Solare e ci aiuteranno ad approfondire sempre più il nostro ruolo all'interno dello stesso.
La NASA è  prona per questa grande sfida. " 

Il discorso dell'amministratore  Bolden è disponibile all'indirizzo: 
http://www.nasa.gov/news/speeches/admin/index.html






lunedì 16 gennaio 2017

E' morto Eugene "Gene" Cernan, "ultimo uomo sulla Luna"


23 gennaio 2017
Aggiornamento:

Martedì 24 gennaio 2017 allo ore 11.00 su Radio Uno, ricorderemo Gene Cernan con Paolo Attivissimo e Nicola Colotti. 






Nel gennaio 2016, fu chiesto a Gene Cernan, quali fossero le sue letture preferite e con mia grande sorpresa vidi il mio libro nella sua collezione personale. 



Cape Canaveral, 2010 il momento in cui dedico Progetto Apollo al Comandante Gene Cernan



After the first moments of dismay, I want to make my contribution to remind Gene Cernan. I meet Captain Cernan several times in the last 10 years. Say it was a friend is perhaps too, I had a lot of respect for him.
I had encounter many times, last in my hometown of Milan, for the opening of the Space Museum. I rembember when Gene seeing me, hugged me and kidding with his Italian friend. Once in San Diego, he said to me: Why did you invite in Italy Charlie (Duke) and not me...

In 2009 I was at Washington for the John Glenn Lecture of Apollo 11, during the dinner he called me to the his table for introduce me to his wife Danielle. A real great honor for a boy come from afar and that never would have hoped to know this great man. Gene live forever in my heart.  12 man walked on the Moon. Only 6 are still alive. It's time to return...


Family statement regarding service arrangements for Capt. Eugene A. Cernan

A funeral service for Capt. Eugene A. Cernan, who passed away Monday at the age of 82, will be conducted at 2:30 p.m. CST on Tuesday, Jan. 24, at St. Martin's Episcopal Church, 717 Sage Road in Houston.

NASA Television will provide live pool video coverage of the service.

The family will gather for a private interment at the Texas State Cemetery in Austin at a later date, where full military honors will be rendered.




Eugene Cernan, ultimo uomo ad aver camminato sulla Luna nel dicembre del 1972 è morto oggi 16 gennaio 2017, aveva 82 anni. La famiglia ha tenuto fino alla fine il massimo riserbo sulle sue condizioni.

L'umanità perde l'ennesimo Moonwalkers ed oggi sono rimasti in 6 dei 12 che hanno avuto il privilegio di vedere la Terra dalla Luna.

Il mio rapporto personale con il Capitano era particolarmente forte. L'ho incontrato in molte occasioni e in varie parti del Mondo, anche nella mia città: Milano.

Qualche settimana fa avevo scritto: Da oltre 10 anni incontro un paio di volte all’anno il Comandante Cernan. Recentemente è stato ricoverato in ospedale (per rispetto della privacy non dico altro). Comunque è in ripresa e spero di rivederlo presto, come sempre da oltre 10 anni. Purtroppo non lo rivedrò più. Ciao Gene, Ciao Capitano.

Era un uomo con una grande personalità, affabile e naturalmente orgoglioso della sua carriera astronautica. Il 14 dicembre 1972, Gene Cernan, Comandante di Apollo 17, risaliva la scaletta del modulo lunare e decollava dalla valle lunare di Taurus-Littrow si concludeva così l’ultima esplorazione umana sulla luna. Cernan, ha orbitato intorno alla Terra a bordo di Gemini 9 e orbitato intorno alla luna con Apollo 10.

Di seguito alcune sue considerazioni l'ultima volta che l'ho incontrato.

Cernan: “Una delle cose che ho osservato è che quasi nessuna delle domande che ricevo riguardano la tecnologia che abbiamo utilizzato. Le persone non chiedono quanto velocemente andavano mentre orbitavamo intorno alla luna, le domande che le persone fanno sono circa l’umanità di questa esperienza. Che cosa sentivate? Come dormivate? Eravate spaventati? Vogliono sapere dell’esperienza di fare il primo passo sulla luna. Rispondo che è stato importante per me e nessuno me lo può portare via. Per me i passi memorabili sono stati gli ultimi”. La sua esperienza è stata solo tecnologica o anche di fede? Cernan: “Quello che ho visto mentre guardavo la Terra dalla Luna, che era tutto troppo bello per essere accaduto per caso. Guardando la Terra, ho avuto la sensazione che fossi seduto sulla veranda di Dio”.

Sulla Luna pensavate ai rischi che correvate? Cernan: “Abbiamo trascorso tre giorni di duro lavoro avevamo una missione da compiere. Ero consapevole che se fossi caduto e la mia tuta si fosse strappata o se il motore non si fosse riacceso potevo morire, ma non vivevo tutto ciò con paura. Siamo stati sempre consapevoli dell’ambiente ostile che ci circondava. Abbiamo scavato trincee e fatto carotaggi, scattato migliaia di foto di quella magnifica desolazione. Jack (Schmitt, pilota del modulo lunare) ha fatto un ottimo lavoro come geologo. Era semopre molto concentrato nel suo lavoro. Ho dovuto dirgli: Jack, prenditi una pausa, lo devi a te stesso, guarda dove sei”. Come si torna alla vita di tutti i giorni sulla Terra? Cernan: “Torni a casa ed è tutto normale. Avevo vissuto sulla luna per 72 ore e poi ero di nuovo nel mondo reale. E’ talmente incredibile, che spesso mi chiedo, se ho fatto quello che penso se è successo davvero. Sono rimasto nel programma spaziale per 13 anni ed è stato come se qualcuno avesse tagliato quegli anni dalla mia vita e messo in un mondo diverso – nel caso di Apollo 17 è stato davvero così – e poi mi ha mandato di nuovo al mio mondo originale. E’ quasi come se avessi vissuto due vite diverse”. Gli astronauti sono delle persone speciali? Cernan: “Siamo solo la punta della lancia, Armstrong, Shepard, Lovell e tutti gli altri abbiamo rappresentato le persone che ci hanno inviato sulla Luna. E’ importante ricordare che tutti insieme siamo andati sulla luna. Ecco perché fino a quando ci saremo, andremo ancora in giro a raccontare la nostra avventura, perché abbiamo la responsabilità di ispirare le nuove generazioni”. Cernan, Ha scritto un libro di memorie “The Last Man on the Moon”. Recentemente è stato prodotto un documentario omonimo del libro che racconta la sua vita. Se vi interessa approfondire, ho scritto: Progetto Apollo “Il sogno più grande dell’uomo” dove troverete dettagli di tutte le missioni, interviste e immagini inedite. Di seguito alcuni momenti passati insieme al Capitano Eugene Cernan. Da oltre 10 anni incontro un paio di volte all’anno il Comandante Cernan. Recentemente è stato ricoverato in ospedale (per rispetto della privacy non dico altro). Comunque è in ripresa e spero di rivederlo presto, come sempre da oltre 10 anni.



















Buzz Aldrin released a statement about Gene Cernan's death:

Today we lost yet another hero. Gene Cernan and I met for the first time when we were selected for the third group of astronauts in November of 1963. We started our training together in January of 1964 and eventually worked together as the backup crew of Gemini 9. He was a Navy guy and I was Air Force so there was always a friendly dose of ribbing and trying to one up each other that continued to this day. We had the very interesting task of training together on the maneuvering unit – a jet pack like George Clooney used in the movie "Gravity", which was a fascinating project and was quite complicated. Unfortunately, NASA felt it was too risky so we weren't able to use it during our Gemini missions.

I left NASA before Gene's mission to the Moon on Apollo 17 but of course followed it closely with the rest of the world. He served the nation extremely well on his mission with Ron Evans and the first scientist astronaut, Jack Schmitt. It was the final mission to the Moon but our hopes had been that we would press forward and eventually be on Mars as the next destination. Unfortunately, that hasn't happened and Gene is the last person to step foot on another celestial body. He was the last man on the moon and he wasn't happy about that and continually stressed that he didn't want to be the last.


Gene was probably the strongest spokesman for astronauts for lunar travel and advocating a return to the moon. He made multiple trips to Washington to give testimony along with Neil Armstrong and Jim Lovell to promote NASA and not losing our pioneering spirit. He wasn't really a Mars guy like me, but he cared deeply about continuing manned space exploration.

Us astronauts will always remember his cheerful and smiling approach to everything. With the passing of the First Man – Neil Armstrong, and the passing of the Last Man – Gene Cernan, it is up to us Middle Men to carry on spirit of Apollo into the future for our Nation and the world.