giovedì 16 febbraio 2017

TI PORTO LA LUNA 2017




Se desiderate organizzare una tappa del Tour un evento, una lezione universitaria o una conferenza dedicata a questa roccia, scrivete a:








Roma  Camera dei Deputati  Conf. Stampa  11 aprile 2017




Articolo di Vincenzo Gallo (Sez. Astronautica UAI e Delegato Campania di ADAA)             Conferenza stampa alla Camera dei Deputati per il tour "Ti porto la luna"
Coelum Aprile 2017  Ti porto la Luna... in Parlamento


CALENDARIO Eventi:



  • 5 aprile 2017 Parma Convegno Sarce Spa 
  • 7 aprile 2017 Peccioli (Pisa) Conferenza Stampa Fondazione Peccioli 
  • 7 maggio 2017 ore 17.00  Busto Garolfo (MI) Auditorium Via Manzoni, 50
  • 12 Maggio 2017 Viareggio  October Sky
  • 13 Maggio 2017 Thales Alenia Space L'Aquila
  • 13 e 14  maggio 2017 Mosciano Sant'Angelo Abruzzo  
  • 17 maggio 2017 Milano Evento A2a 
  • 19 maggio 2017 Rimini Dalla Terra alla Luna
  • 20 maggio 2017 Bellaria (RN) 
  • 21 Maggio 2017 Sacile (PN) 
  • 26 Maggio 2017 Vigonovo (VE)  Villa Segredo
  • 27 Maggio 2017 Schio (VI)
  • 28 maggio 2017 Bologna INAF Medicina 
  • 29 Maggio 2017 Albenga (SV) (prelazione)
  • 31 maggio 2017 Monte San Pietro (BO)

  • 1 e 2 Giugno 2017 Circello BN
  • 3 giugno Salerno (prelazione)
  • 4 giugno 2017 Anzi (PZ)  Planetario Osservatorio
  • 5 giugno 2017 Campobasso  Università degli Studi del Molise, Aula Magna
  • 8 giugno 2017 Omegna (VB)
  • 9 giugno 2017 Arezzo  (prelazione)
  • 11 giugno 2017 Abruzzo  (prelazione)
  • 12 giugno 2017 Albenga (prelazione)
  • 17 giugno 2017 Melide Lugano (SV)
La roccia lunare di questa terza edizione sarà un campione di Apollo 15 raccolto dall'astronauta James Irwin alla stazione 8, adiacente al modulo di atterraggio lunare. Il peso del campione è di 109 grammi ed è un frammento della roccia originale, che pesava 2.672 grammi, una volta tornato sulla Terra. La roccia è un basalto lunare di circa 3,3 miliardi di anni fa. Questo pezzo di Luna è più antico del 98% di tutte le rocce presenti sulla superficie terrestre.

"Sono lieto di continuare la mia collaborazione con la NASA e di ricevere la possibilità di esporre una roccia lunare nel mio Paese" 
Luigi Pizzimenti

Dopo il grande successo del tour di conferenze lunari: Ti porto la Luna 2015 e 2016, ideato e realizzato da Luigi Pizzimenti, Presidente di ADAA Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica che ha girato l'Italia con un campione lunare raccolto dagli astronauti delle missioni Apollo, abbiamo pensato di dare una nuova opportunità a tutte le città e le associazioni che non sono riuscite ad inserirsi nel calendario degli anni precedenti. Con particolare riferimento al centro e al sud d'Italia.

Se volete vedere da vicino e fotografare un frammento di Luna, non c’è bisogno che andiate a Houston, negli Stati Uniti, dove sono conservati i campioni di suolo lunare riportati sulla Terra dalle missioni Apollo fra il 1969 e il 1972: uno di questi frammenti di roccia lunare sarà in tour in Italia dal 25 marzo al 17 giugno 2017 per una serie di conferenze scientifiche e di eventi divulgativi dedicati al tema dell’esplorazione e dell’avventura.

La roccia è stata concessa in prestito dalla NASA a Luigi Pizzimenti, storico del Programma Apollo, accreditato presso il Lunar Sample Laboratory Facility nel quale sono custodite le rocce lunari Apollo. Pizzimenti è anche l'autore del libro: Progetto Apollo “Il sogno più grande dell'uomo” La storia del programma lunare vista dai protagonisti, con interviste aneddoti e curiosità mai raccontate.

L'equipaggio di Apollo 15, da sinistra:David Scott, Alfred Worden e James Irwin.

Questa roccia ha un valore inestimabile, perché oggi non c’è nessuno in grado di andare a prenderne delle altre: il costo delle missioni Apollo fu di circa 170 miliardi di dollari di oggi e portarono sulla Terra 382 chilogrammi di campioni lunari.
Durante gli appuntamenti pubblici, che trovate elencati nel calendario qui sotto, potrete conoscere la storia geologica di questa roccia antichissima (grazie anche alla scheda tecnica della NASA), che rievoca la formazione della Terra e della Luna, e potrete rivivere, con foto e riprese video rare e restaurate, l’avventura e il viaggio che l’hanno portata tra noi. Potrete anche osservarla da vicino e fotografarla: se volete un selfie davvero spaziale, questo è il vostro momento. Avere in Europa un grande campione di roccia lunare delle missioni Apollo non capita spesso.

Se volete partecipare come spettatore contattate gli organizzatori locali.
Seguitemi anche su Twitter - @luigipizzimenti  e condividete le vostre esperienze e le vostre foto usando l’hashtag #tiportolaluna2017 






PER CHI VOLESSE ORGANIZZARE UNA TAPPA DEL TOUR NELLA PROPRIA CITTA':


CONCEPT
Una vera roccia lunare , da ammirare da vicino, da fotografare, da conoscere nella sua storia e nel suo significato nell'evoluzione della Terra e della Luna, nel videoracconto degli uomini che osarono tutto per andare sulla Luna a raccoglierla oltre quarant’anni fa, e nell’avventura – meno epica ma divertente e surreale – di come si fa ad andare alla NASA a chiedere "Mi presti un pezzo di Luna?" e farsi dire di sì. Come si comportano i doganieri, per esempio, quando si dichiara di avere con sé una pezzo di Luna? Una nuova conferenza spettacolo con molte sorprese! Un’occasione unica per stare accanto a un reperto eccezionale, portato in Europa per voi, e per conoscere una storia che è fonte d’ispirazione per chiunque si cimenti in sfide difficili e dimostra il coraggio e l’ingegno dell’umanità di fronte a imprese potenti.

TARGET
Scuole, studenti di geologia, astrofili, appassionati d’avventura, pubblico generico.

DATE DISPONIBILI
Dal 25 marzo al 17 giugno 2017.

DURATA EVENTO
Circa 120 minuti complessivi. (Conferenza 60 minuti).

SVOLGIMENTO
  • Conferenza di Luigi Pizzimenti, (che potrà essere affiancato da colleghi divulgatori) con proiezione di immagini e video riguardanti l’esplorazione della Luna.
  • 15 minuti di domande del pubblico.
  • Sessione del pubblico a tu per tu con la roccia: esame da vicino e possibilità di scattare fotografie.
  • Spazio dedicato alla vendita e firma del libro scritto da Luigi Pizzimenti: Progetto Apollo “Il sogno più grande dell'uomo” e i libri degli altri relatori.
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La roccia è inglobata in una piramide di Lucite (polimetilmetacrilato, materiale plastico estremamente trasparente), per cui non può essere toccata, ma può essere osservata da pochi centimetri di distanza.


REQUISITI TECNICI DI SALA (a carico dell’organizzazione ospitante)
  • La presentazione può essere effettuata esclusivamente utilizzando il computer portatile fornito dai relatori (Macbook Air Apple). Non sono accettabili computer sostitutivi.
  • Il computer fornito dal relatore deve stare sul palco insieme al relatore stesso.
  • Non sono accettabili allestimenti nei quali il computer sia situato altrove (per esempio in regia).
  • Sul palco devono esserci: un cavo VGA standard che vada dal palco al videoproiettore;
  • un cavo audio con connettore minijack standard che vada dal palco all’impianto di amplificazione;
  • un’alimentazione elettrica a 220 V AC;
  • un tavolino o leggio sul quale verrà appoggiato il computer portatile (Macbook Apple),
    fornito dal relatori, che gestisce la presentazione.
  • La sala deve essere adeguatamente oscurabile per una videoproiezione.
  • Devono essere forniti due/tre microfoni: uno/due (preferibilmente radiomicrofono ad archetto) per i relatori e uno per le domande del pubblico.
  • In disparte rispetto al palco dovrà essere predisposto un tavolo sul quale esporre i libri dei relatori.
  • È indispensabile predisporre una teca espositiva, descritta in dettaglio qui sotto.

    TECA ESPOSITIVA e sicurezza (a carico dell’organizzazione)
    Durante la conferenza, almeno due persone di assoluta fiducia degli organizzatori dovranno essere sedute in prima fila, di fronte alla roccia, pronte a fermare chiunque tenti atti vandalici o comunque metta a repentaglio la roccia stessa.
    Se il campione di roccia sarà sul palco, basterà una semplice vetrina, nella quale il campione verrà posizionato ad un certo punto della conferenza. Se invece il campione sarà posizionato in platea o in altra zona, sarà necessario chiuderlo a chiave.
    È necessario che gli organizzatori predispongano una teca chiusa le cui dimensioni minime consentano di contenere l’espositore NASA della roccia. Le dimensioni dell’espositore NASA sono mostrate qui sotto.

    La teca con la roccia deve essere sempre custodita dai relatori o da una guardia.

    L’espositore NASA , in particolare la piramide contenente il campione di roccia, non puo essere maneggiato da nessuno al di fuori di Luigi Pizzimenti, e avere un addetto sempre vicino alla stessa. Durante la sessione fotografica, almeno due persone fornite dagli organizzatori gestiranno l’afflusso ordinato del pubblico.


    Tramite apposite barriere, discrete ma efficaci (tavoli, cordoni, ecc.) e la presenza del personale, sarà predisposto un incanalamento naturale del pubblico che prevenga affollamenti caotici vicino alla roccia. La coda di pubblico verrà tenuta lontana alcuni metri e verrà man mano permesso a un gruppo ristretto (non più di 5-6 persone) di avvicinarsi alla roccia, scattare foto e allontanarsi. 

    Luigi Pizzimenti, affidatario della roccia, avra comunque l’ultima parola su ogni decisione riguardante la sicurezza della roccia stessa.

    PROMOZIONE

    Nel materiale promozionale la Roccia e il suo espositore non devono essere mostrati in primo piano: vogliamo mantenere l’effetto sorpresa.
    Sono a carico degli organizzatori eventuali manifesti, volantini, comunicati stampa, annunci radiofonici. L'organizzatore locale si impegna a fornire in tempi rapidi una locandina dell'evento. La locandina dovrà contenere: indirizzo, data e ora della conferenza, nome del relatore, loghi dell'Associazione ADAA e NASA. Il relatore è a disposizione per conferenze stampa e interviste pre- e post-evento.

    CONTATTI


mercoledì 1 febbraio 2017

14 anni fa: Il disastro della navetta Columbia STS-107



Columbia STS-107

Dopo il disastro del Challenger (28 gennaio 1986), la NASA prese molte precauzioni, ma nelle imprese spaziali, la sicurezza al 100% non potrà mai essere garantita.

Il tragico momento del rientro: la navetta Columbia è distrutta.





















La missione STS-107 Columbia fu lanciata il 16 gennaio 2003, alle 10:39 EST.                     
A bordo c'erano sette membri dell'equipaggio, tra cui il primo astronauta israeliano. La missione si era svolta senza particolari problemi, fino al momento dell'atterraggio al Kennedy Space Center, che era previsto 1 febbraio dopo una missione di 16 giorni.... 
L'equipaggio non atterrò mai, mancano solo 16 minuti prima del touchdown. Il Columbia si era disintegrato in quasi 85.000 detriti.
Un'indagine di sette mesi, tra cui una ricerca, durata quattro mesi, in tutto il Texas per recuperare i detriti portò al ritrovamento di circa il 38 per cento della navetta  Columbia.


Durante le attività di recupero dei detriti, furono ritrovati anche alcuni esperimenti e gran parte dei dati scientifici era stata trasmessa a terra durante il volo.  Il programma spaziale americano subì una dura battuta d'arresto e la fiducia degli americani nella navetta riutilizzabile era a rischio.

La NASA continuò a migliorare le navette, arrivando così alla missione STS-135,  terminando la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale e non rendendo vano il sacrificio dei sette astronauti.


"It is important to note at the outset that Columbia broke up during a phase of flight that, given the current design of the Orbiter, offered no possibility of crew survival".

"E' importante notare, anzitutto, che il Columbia ha subito un incidente durante una fase di volo che, data l'attuale configurazione dell'Orbiter, non ha offerto alcuna possibilità di sopravvivere all'equipaggio.

—Columbia Accident Investigation Board Report


L'equipaggio della missione STS-107, sotto con i caschi: il comandante Rick Husband e il Pilota Willie McCool, sopra da sinistra: Michael Anderson, Kalpana Chawla, David Brown, Laurel Clark e Ilan Ramon. Credit: NASA



    Credit: NASA


   Credit: NASA


    Credit: NASA



     Credit: NASA




venerdì 27 gennaio 2017

28 gennaio 1986 la tragedia del Challenger

31 Anni fa, la mattina del 28 gennaio del 1986, a 14 chilometri dal suolo e dopo soli 73 secondi di volo, lo Space Shuttle Challenger si disintegrò in migliaia di pezzi e si portò via sette vite. 





Equipaggio del STS-51-L Prima fila da sinistra a destra: Michael John SmithDick Scobee, e Ronald McNair. Seconda fila da sinistra a destra: Ellison Onizuka,Christa McAuliffeGregory Jarvis, e Judith Resnik. (NASA)



Lo Space Shuttle era una macchina meravigliosa, ma complessa e pericolosa.  Pensare di inviare gli uomini e le donne nello Spazio e farli rientrare sulla Terra con un gigantesco e pesantissimo "Aliante" era un miracolo della tecnica, ma comportava rischi enormi.

La missione STS-51-L era la 25° missione del programma spaziale e la decima della navetta Challenger. Il guasto fu causato da una guarnizione del segmento del razzo destro a propellente solido. (SRB) La rottura della guarnizione provocò una fuoriuscita di fiamme dall'SRB che causò un cedimento strutturale del grande serbatoio esterno, contenente idrogeno e ossigeno liquidi. 

In un primo momento si parlò di "esplosione", ma in realtà la dinamica dell'incidente fu più complessa. Le successive inchieste giunsero alla conclusione che il serbatoio esterno dello Shuttle si spezzò, lasciando uscire ossigeno e idrogeno liquidi, che mescolandosi si incendiarono. Entrambi i booster proseguirono la loro rotta oltre la nuvola di fumo dove lo Shuttle si era lacerato.
E' stato accertato che gli astronauti non morirono sul colpo. Dopo che lo Shuttle fu lacerato in più parti, queste continuarono la salita raggiungendo una quota di circa 20 chilometri.



Lo Space Shuttle si disintegra e i due booster continuano il loro volo.


          Il Direttore di volo, Jay Greene (in primo piano) fotografato nel momento dell'incidente.

La cabina colpì la superficie dell’acqua dopo 2 minuti e 45 secondi dall'incidente, ad una velocità di oltre 320 km/h, con una forza risultante di circa 200 G, con conseguente schiacciamento della struttura e una distruzione totale di qualsiasi cosa si trovasse all’interno della cabina.

Tutte le indagini compiute subito dopo il disastro confermarono che l’equipaggio era ancora in vita fino a quell’istante. Quello che è meno chiaro è se fossero ancora coscienti. Se la cabina si era già depressurizzata, l’equipaggio avrebbe avuto difficoltà a respirare. Nellrelazione finale stilata dai colleghi astronauti, si legge: “L’equipaggio è probabile ma non sicuro che abbia perso conoscenza”. Di seguitò, si scoprì che alcune bombole di emergenza, progettate per la fuga da un veicolo in fumo ancora fermo a terra, erano state attivate.

Ovviamente il pensiero va alle donne e gli uomini del Challenger che quasi certamente si resero conto che la loro vita stava per terminare tragicamente. 


Lo sgomento pervase tutto il Mondo, mai prima di allora gli Stati Uniti avevano perso uomini durante un volo. L'unico precedente, (vedi Apollo 1),  era avvenuto 19 anni prima.


Rapporto NASA di Joseph Kerwin 








Le due insegnanti americane: Barbara Morgan beckup crew e mission specialist durante STS-118 e Christa McAuliffe (2 sett. 1948- 28 gen. 1986) selezionate per essere le prime in un programma spaziale, nell'ambito del progetto Teacher in Space.





Migliaia i detriti ritrovati sulla terra e in fondo al mare. (NASA)

Kennedy Space Center: alcuni pezzi del Challenger (NASA)




Alcuni links per chi desidera approfondire:


"The Challenger Disaster Viewed at Pittsburgh's Buhl Planetarium" A Personal Remembrance by Glenn A. Walsh:  http://buhlplanetarium2.tripod.com/bio/2006ChallengerBuhl.htm


Recollection of Challenger Tragedy from Eyewitness at Cape Canaveral:




Recollection of Challenger Tragedy from the West Coast:




Space Shuttle Challenger:





Commissione Rogers:





giovedì 26 gennaio 2017

50 anni fa: Il rogo di Apollo 1



"If we die, we want people to accept it. We are in a risky business, and we hope that if anything happens to us, it will not delay the program. The conquest of space is worth the risk of life".

"Se moriamo, vogliamo che le persone lo accettino. Siamo in un affare rischioso e speriamo che se ci accadesse qualcosa, questo non ritardi il programma. 
La conquista dello spazio vale il rischio della nostra vita".   

     
                                             -Astronaut Gus Grissom, 1965


La tragedia avvenne sulla rampa di lancio durante il test finale della missione inizialmente denominata Apollo 204.  Sarebbe stata lanciata il 21 febbraio 1967, ma gli astronauti Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee persero la vita nell'incendio del modulo di comando.

Gli astronauti erano entrati nella capsula alle ore 13 di Venerdì 27 Gennaio 1967. Il primo problema fu quando Gus Grissom entrato nella navicella dopo aver  collegato la sua fornitura di ossigeno al veicolo spaziale,  disse di aver sentito  uno strano odore nella tuta spaziale come un "odore acre"... L'equipaggio si fermò per vedere se l'aria tornava ad essere normale, il centro di controllo  dopo averne discusso con Grissom decise di continuare il test.

Il problema successivo fu un forte flusso di ossigeno che periodicamente attivava il master allarm. Anche in questo caso si continuò con la promessa che se ne sarebbero occupati dopo...

Un terzo problema sorse nelle comunicazioni. In un primo momento, le comunicazioni difettose sembravano essere unicamente tra il comandante  Grissom e la sala di controllo. Più tardi, la difficoltà si estesero a tutto l'equipaggio, alla sala di controllo e al complesso di lancio 34. Grissom disse: "Come pensate di comunicare dalla Terra alla Luna, se non riusciamo a comunicare a tre isolati di distanza!".

Quest'ultimo problema nelle comunicazioni, spostò di circa 30 minuti il conteggio dalle 5:40 pm alle 06:31 pm, quando i controllori di volo stavano per far ripartire l'orologio, gli strumenti a terra mostrarono un aumento inspiegabile del flusso di ossigeno nelle tute spaziali. Uno dei membri dell'equipaggio, presumibilmente Grissom, si era spostato leggermente.

Quattro secondi dopo, l'astronauta Chaffee urlò: "Fuoco, sento odore di fuoco". Due secondi dopo, la voce di White si fece più insistente: "Fuoco nella cabina di guida!" 
Le procedure per la fuga di emergenza richiedevano normalmente 90 secondi, ma in pratica l'equipaggio non aveva mai compiuto questa operazione in soli 90 secondi... Adesso si trattava di farlo con il fuoco e il fumo che avvolgeva i tre uomini!

Fiamme e spesse nuvole di fumo nero riempirono la white room. L'istinto fece allontanare molti uomini, ma altri cercarono di salvare gli astronauti. Il calore intenso e il denso fumo resero impossibile l'intervento, purtroppo era troppo tardi. Gli astronauti erano morti. Una commissione medica stabilì che gli astronauti erano  morti per asfissia da monossido di carbonio. L'incendio aveva distrutto il 70% della tuta spaziale di Grissom, il 20% della tuta di White e del 15% della tuta di Chaffee. 



Dopo la rimozione dei corpi, la NASA sequestrò tutto ciò che al momento del lancio era nel complesso 34. Il 3 febbraio, l'Amministratore della NASA Webb, istituì una commissione d'esame per indagare a fondo sulla questione. Gli ingegneri smontarono per per pezzo la navicella e  dimostrarono che l'incendio era divampato vicino a uno dei fasci di cavi proprio di fronte al sedile di Grissom sul lato sinistro della cabina.

Nella primavera del 1967, il dottor George E. Mueller, Amministratore associato per i voli con equipaggio della NASA, annunciò che la missione prevista per Grissom, White e Chaffee sarebbe stata denominata Apollo 1 per onorare la memoria dei tre astronauti scomparsi.

Il Programma lunare era appena iniziato, ed aveva già chiesto il suo tributo agli uomini.



Per conoscere l'intera storia con particolari e immagini inedite richiedi il libro:  PROGETTO APOLLO "Il sogno più grande dell'uomo"

Rapporto NASA: Apollo 204 Review Board
Apollo 1 Audio
Funerali Video


Edward White, Virgil Grissom e Roger Chaffee (NASA)
Chaffee, White e Grissom durante il training (NASA)



Il Comandante della missione Apollo 1 Gus Grissom lascia il furgone di trasferimento alla base del Launch Complex 34 è il giorno fatale: 27 gennaio del 1967, cinquant'anni fa. Grissom è seguito dal pilota Roger Chaffee. Ed White aspetta il suo turno nel furgone, fra poche ore i tre uomini periranno nel tragico incendio della capsula.




Quello che resta delle tute degli astronauti (NASA)








  

Apollo 1 durante l'indagine della NASA (NASA)

Nel luglio del 2009 ero a Washington e sono andato a rendere omaggio a Virgil Grissom e Roger Chaffee, che sono sepolti al cimitero Nazionale di Arlington.

Nel luglio del 2009 mi trovavo a Washington per la John Glenn Lecture di Apollo 11, ho colto l'occasione per rendere omaggio al cimitero nazionale di Arlington dove sono sepolti molti degli astronauti del programma Apollo e altri. Grissom e Chaffee sono sepolti vicini.  
Foto: Luigi Pizzimenti


 Ed White è sepolto nel cimitero di West Point