lunedì 29 febbraio 2016

Documentario: The Last Man on the Moon


Diretto da Mark Craig e prodotto da Mark Stewart, il documentario The Last Man on the Moon  racconta la storia di Eugene "Gene" Cernan, l'ultimo uomo ad aver calcato il suolo lunare durante la missione Apollo 17. Il comandante era affiancato dal geologo Harrison Schmitt, mentre il pilota del modulo di comando era Ronald Evans.


Gene Cernan

Il cast oltre che dal protagonista Cernan, è composto da astronauti come: Alan Bean (Apollo 12 Lmp); Dick Gordon (Apollo 12 Cmp); Jim Lovell (Apollo 13 Cdr); Charlie Duke (Apollo 16 Lmp) e Chris Karaft e Gene Kranz direttori di volo.

Durante le riprese (2012) mi trovavo presso il Kennedy Space Center con alcuni amici (fra cui Paolo Attivissimo) all'Astronaut Schoolarship Foundation, durante un evento benefico organizzato per raccogliere fondi. La troupe di Craig, seguiva passo passo Cernan e casualmente mentre riprendevano, io e Paolo stavamo parlando con lui. 
Durante la fase di montaggio del documentario hanno deciso di tagliare quella scena, ma gentilmente ci hanno informato.  Resta il piacere di essere stati presenti e aver partecipato al racconto della vita di Cernan. 

Ho incontrato numerose volte il Comandante di Apollo 17 e in diverse città.  L'ultima volta a Milano (2014) quando è venuto per inaugurare il nuovo store Omega.

L'incontro con Cernan a Milano.



Un fermo immagine del documentario (durante il montaggio del film) che riprende me e Paolo a colloquio con il Comandante Cernan. Per gentile concessione di Mark Stewart.


Credit: Mark Stewart



















lunedì 22 febbraio 2016

Ennesima bufala sul Programma Apollo


Ogni tanto ritornano alla carica. Generalmente leggo, sorrido e vado oltre perché non ho tempo per repliche o sbufalate, ma stanno oltrepassando il limite. Parlandone con Paolo Attivissimo, il noto Disinformatico, questa volta credo sia  doveroso intervenire per fare ordine.


Il Programma Apollo non smette mai di sorprenderci. Purtroppo spesso sorprende i giornalisti meno accorti che riprendono e traducono articoli internazionali senza appurarne le fonti, senza interpellare i protagonisti, ma cercando solamente di fare colpo sui lettori meno avveduti o alimentando i pochi complottisti rimasti dopo il duro colpo ricevuto dalle fotografie inviate dalla sonda LROC. E' dalla pubblicazione di quelle splendide immagini che non rispondo più alle continue provocazioni. L'amico Attivissimo, lo ha fatto addirittura scrivendo un libro: "Luna, Sì, ci siamo andati!"  
Nel suo articolo di oggi: "Suoni segreti captati dagli astronauti lunari? Repubblica, Il Giornale, La Stampa rifilano balle ai lettori" Attivissimo fa un'attenta disamina dei fatti, con citazioni e precisi riferimenti, chiamando a rispondere gli autori delle "balle" rifilate agli ignari lettori.

Tutto è iniziato con l'articolo riportato da The Huffigton post  "Lost Tapes Reveal Apollo Astronauts Heard Unexplained ‘Music’ On Far Side Of The Moon".
Se l'autore dell'articolo pubblicato sul Giornale di domenica 22 febbraio 2016, avesse provato a parlare con Eugene Cernan o Alfred Worden, cosa che mi capita di fare spesso, avrebbe certamente evitato di scrivere di fatti già conosciuti negli anni settanta, senza la necessità di attendere l'apertura dei fantomatici archivi segreti della NASA. Infatti le registrazioni audio della missione sono sempre state disponibili presso il National Archives a partire dai primi anni 1970. I suoni o i segnali che ascoltarono non erano altro che interferenze VHF, gli stessi sibili ascoltati anche in altre missioni. 

  • Apollo 11, Michael Collins: C'è uno strano rumore nel mio auricolare, un suono inquietante woo-woo".
  • Apollo 15: Dave Scott, durante la risalita dal suolo lunare: "... suona quasi come il fruscio del vento."


Alfred Worden nell'intervista non parla di alieni né fa dichiarazioni sensazionalistiche, parla di suoni ascoltati anche in altre missioni perché la luna ha una sua magnetosfera che interferisce con le comunicazioni. Il montaggio ad arte del video fa il resto.


Alfred Worden
Entro nei centri NASA da molti anni, mi hanno aperto qualsiasi porta, ho parlato con praticamente tutti gli astronauti del Programma Apollo. Non c'è più niente da scoprire, semmai da approfondire. I nastri trascritti sono disponibili da tempo. Spesso le frasi degli astronauti vengono "estrapolate ad arte" per costruire notizie inesistenti. In particolare da programmi televisivi che rasentano il ridicolo e che incredibilmente vengono presi sul serio dalla gente!

E' mai possibile che si pubblichino bufale senza nessun riscontro scientifico? Sono stufo di rispondere in prima persona a domande generate da lettori, che perplessi, mi scrivono se ciò che hanno letto è vero. Per favore: rivolgetevi direttamente a chi scrive cose non vere e non confermate. Esistono una miriade di missioni spaziali in corso e tante in preparazione, lasciate perdere il Programma Apollo e parlate di attualità, magari andando sul posto, verificando le notizie di persona.
Perchè cercare sempre qualcosa che non esiste per parlare a "sproposito" del Programma Apollo? Perché ci sono giornalisti che scrivono di cose che non conoscono? Perchè parlano di persone che non hanno mai conosciuto? Perchè una volta tanto non prendono la valigia e vanno di persona a chiedere come sono andate le cose?

Ve lo dico io: perché costa fatica, denaro e tanto lavoro e poi ci vuole passione, tanta passione e solitamente chi scrive queste bufale: tempo e passione non ne ha, ma deve semplicemente riempire uno spazio vuoto. 


E giusto per mettere i chiodi sulla "bara" di chi scrive senza avere dubbi... Ho immediatamente interpellato il protagonista dell'intervista presa come spunto per gli articoli incriminati. Alfred Worden, pilota del Modulo di Comando durante la missione Apollo 15 mi ha risposto così: "Quello che ho detto è che non c'è nessun modo per confermare o negare qualcosa che e' successo più di 40 anni fa. Ci sono parecchie storie che girano intorno al Programma Apollo, e nessuna  è  stata mai confermata (che io sappia). Tuttavia, è difficile affrontare qualcosa senza prove. Il mio pensiero è che vorrei credere alle storie se potessi ottenere delle prove concrete, come un pezzo di materiale, che potrebbe essere analizzato come qualcosa che non si trova qui sulla terra. In mancanza di ciò sono molto dubbioso su quanto asserito dalla trasmissione televisiva e dai giornali. Fino a quando un UFO non diventa un IFO, non posso dare alcuna veridicità alle rivelazioni di cui si sente parlare". 

In sostanza, come già sapevo e come d'altronde dichiarano gli astronauti del programma Apollo, anche se il compianto Edgar Mitchell, sperava di scoprire un segnale evidente dell'esistenza di civiltà aliene, ad oggi non esiste nessuna evidenza di questi segnali alieni, di navi aliene, urla nello Spazio... Nulla di tutto ciò. Almeno fino a quando qualcuno presenterà delle prove certe e scientificamente attendibili. 
Copyright: Luigi Pizzimenti

Nel mio libro Progetto Apollo  l'intervista rilasciata da Edgar Mitchell.



martedì 16 febbraio 2016

lunedì 15 febbraio 2016

Pillole di Apollo: Le sarte delle tute spaziali

"Abbiamo scelto di andare sulla Luna in questo decennio e fare le altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili, per questo obiettivo servirà organizzare il meglio della nostre energie e competenze, perché è una sfida che siamo disposti ad accettare che non siamo disposti a rinviare, e che abbiamo intenzione di vincere". Presidente John F. Kennedy, 12 settembre 1962, Rice University. 

In queste parole è racchiuso tutto lo sforzo degli Stati Uniti per arrivare sulla Luna. Ogni singolo strumento o macchina per arrivarci, andava progettato e costruito. Uno dei componenti fondamentali per sopravvivere alle estreme condizioni dello Spazio era la tuta spaziale. Questo delicato e importante lavoro fu commissionato alla ILC di Dover. Le tute erano delle vere e proprie "astronavi" in miniatura. 



Quando pensiamo allo sbarco sulla luna dell'Apollo 11 a che cosa pensiamo? Alla visione coraggiosa del presidente Kennedy, all'eroismo di  Neil Armstrong e Buzz Aldrin e purtroppo raramente si pensa al pilota del Modulo di Comando, Michael Collins. Forse pensiamo anche a: ingegneri, scienziati, astrofisici e tutti gli altri geni della NASA che hanno reso possibile il sogno di camminare sul nostro satellite. 


16 luglio 1969, Il mondo attendeva con il fiato sospeso che tre uomini seduti su un gigantesco razzo fossero lanciati in cielo, diretti verso la luna. Mezzo miliardo di persone era sintonizzata a guardare le sgranate immagini in bianco e nero di Buzz Aldrin e Neil Armstrong mentre uscivano dall'Aquila sulla superficie lunare. Il primo passo di Armstrong è stato il trionfo di una complessa operazione che ha segnato una nuova era per l'umanità.

Un gruppo di sarte in una piccola città chiamata Frederica nello stato del Delaware, erano tra coloro che  guardavano in quel momento la Luna. Il loro ruolo nella storia spaziale americana non ha eguali.

Adesso però proviamo a pensare al "reggiseno di vostra nonna"... Vi chiederete: Cosa? Senza la tecnologia alla base del reggiseno, lo sbarco sulla Luna non sarebbe stato possibile. I 21 strati di tessuto impalpabile inseriti nelle tute spaziali Apollo che hanno protetto  Armstrong e Aldrin dalla desolazione letale del vuoto lunare, sono state create dalle stesse persone che hanno fatto il reggiseno di vostra nonna. La Playtex

Le sarte della Playtex avevano un netto vantaggio rispetto ai loro concorrenti militari: sapevano come progettare un abito intorno al corpo umano. Tanti uomini hanno segnato il successo del Programma Apollo, ma poche donne, sono riuscite a realizzare qualcosa di veramente speciale. Mi sembrava doveroso ricordarle.

Nicholas de Moncheaux, autore del libro "Spacesuit Fashioning Apollo", che consiglio a chi ama le tute spaziali, ha intervistato alcune delle sarte che cucirono le tute Apollo.

Bert Pilkenton 80 anni: "Ho avuto la possibilità di lavorare a qualcosa di grande, ho costruito la tuta che è andata sulla luna.” Per 42 anni, la Sig.ra Pilkenton, insieme a circa altre 80 giovani donne ha lavorato per la International Lattex Corporation (ILC) di Dover, che faceva parte del gruppo Playtex nel 1960. La profonda conoscenza del corpo umano, le  competenze unite a  materiali sintetici dalle forme avvolgenti, trionfò sulle dure tute spaziali disegnate da appaltatori militari e furono preferite dagli ingegneri della NASA. Bert Pilkenton ride mentre svela un segreto: "Quando abbiamo costruito le tute Apollo  i nomi di alcune di noi sono stati scritti dentro quella tute, ed è stato come essere sulla Luna con gli astronauti."

Ruth Ratledge (82 anni) fino a 5 anni fa lavorava ancora alla ILC Dover: "io mi occupavo del braccio, del torso e delle speciali cerniere a tenuta. Quando qualcuna di noi si trovava in difficoltà, ci siamo sempre aiutate a vicenda, questo ha permesso di essere un squadra. Per gli astronauti, era una questione di vita o di morte. Senza la tuta protettiva, Aldrin e Armstrong sarebbero morti sulla Luna in meno di 30 secondi! L'errore non era contemplato. Non potevamo sbagliare nulla." Ratledge prosegue: "gli spilli erano contati e le tute venivano minuziosamente radiografate per essere sicure di non aver lasciato nulla all'interno... in caso contrario avremmo dovuto ricominciare tutto da capo."

Ellie Foraker, ha iniziò la sua carriera nel 1952 nella Playtex cucendo pantaloni per bambini.  La Foraker ricorda un simpatico episodio: "Un giorno trovai uno spillo all'interno di una tuta sulla quale stavo lavorando, andai dalla collega che mi aveva passato la tuta: "Vedi questo? E' appena venuto fuori dall'ultima tuta che hai cucito!  Presi lo spillo e lo ficcai nei glutei  della collega, e le dissi; Credi che ti ricorderai di toglierlo la prossima volta?" Se lo ricordò, e non accadde mai più!" Uno spillo che avrebbe potuto bucare la tuta proprio mentre erano sul suolo lunare e le conseguenze sono facilmente intuibili. Oggi quelle tute sono il testamento delle donne che realizzarono questi incredibili manufatti.

Al termine del Programma Apollo, le tute sono state consegnate al National Air and Space Museum Smithsonian  di  Washington e conservate presso il Garber Facility Center dove venivano gelosamente custodite e restaurate, attualmente le tute sono state trasferite presso lo Steven F.Udvar_Hazy Center di Chantilly, VA. 
Le tute conservate nel Garber Facility Center (Credit: Smithsonian)

     Mio articolo sulla tuta di Neil Armstrong (indicata nella foto) 
e la visita che feci nel luglio del 2009.




Gli strati interni delle tute Apollo Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover







Una sarta al lavoro.Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover



       Una sarta al lavoro Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover



Una sarta al lavoro. Foto di Hazel Fellows  Credit ILC Dover

giovedì 11 febbraio 2016

Pillole di Apollo: Gli "Astro-graffiti" di Apollo 11

La storia di Apollo 11 continua a riservare sorprese e nuovi dettagli emergono in luoghi inaspettati. 
Il lavoro di un curatore non è mai finito e si rivela prezioso in casi come questo: nel corso di un progetto per la produzione di un modello dettaglio in 3D del Modulo di Comando della missione Apollo 11  "Columbia" i tecnici sono stati in grado di osservare e registrare alcune note scritte a mano in aree del veicolo spaziale, che erano state nascoste alla vista per oltre 46 anni!

Le note, alcune figure e un calendario, presumibilmente improvvisato durante la missione, ci raccontano qualcosa circa la vita degli astronauti sulla strada per la Luna e ritorno. Le note potranno essere confrontate con le trascrizioni audio e le registrazioni delle comunicazioni tra Colombia e Houston, per comprendere quando e da chi sono state scritte, fornendo nuove informazioni di uno dei più grandi viaggi del genere umano.


Nel corso degli ultimi mesi, i curatori dello Smithsonian, Air & Space Museum di Washington,  hanno lavorato intensamente con il partner tecnico, Autodesk, per la scansione laser ad altissima risoluzione e la fotometria degli esterni e degli interni del modulo di comando. L'intenzione è quella di mettere insieme i dati provenienti da diverse fonti, utilizzando un software dedicato per produrre un dettagliato modello tridimensionale. Lo staff del museo si  augura in futuro, di poter condividere i risultati di tale lavoro sia online che durante le mostre.


Per ora è stata diffusa una prima relazione, sulla base di immagini preliminari, visibili per la prima volta. Una volta che il modello 3D sarà disponibile, i ricercatori saranno in grado di chiarire i dubbi e probabilmente fare ulteriori scoperte.



Per esempio l'armadietto R5, è stato designato per contenere attrezzature relative al sistema di gestione dei rifiuti. Ma nella fase iniziale, era stato scelto come "deposito" per i sacchetti di urina.


Gli astronauti hanno lasciato una nota per se stessi su questo e almeno un altro armadio con lo scopo di  evidenziare che i nuovi contenuti del gavone probabilmente dovevano rimanere indisturbati per il resto della missione...

Queste note illustrano che anche durante una missione altamente tecnica e programmata, l'improvvisazione è sempre possibile.  Fonte: NASM


Di seguito alcune immagini rilasciate dall'Air & Space Museum di Washington.



Su questo pannello, numeri e altre annotazioni scritte durante le trasmissioni vocali con il controllo missione. Sono state fatte a penna o con una matita, sicuramente da Michael Collins, pilota del modulo di comando, appena a sinistra del Sestante per la navigazione. Credit: NASM





Dopo l'ammaraggio, Michael Collins strisciò di nuovo nel modulo di comando e scrisse questa breve nota su uno dei pannelli. Credit: NASM



Queste note illustrano l'improvvisazione durante la missione e la modifica dei piani di volo circa ciò che doveva essere collocato in ogni armadio. Credit: NASM




L'immagine è stata scattata durante il periodo di quarantena e mostra la condizione della cabina poco dopo il suo arrivo. Si noti il ​​calendario visibile  a sinistra di John Harasaki, che aveva il compito di rimuovere gli elementi essenziali. Credit: NASA



Ogni giorno della missione Apollo 11 è segnato tranne il giorno dell'atterraggio. Il calendario è disegnato su un foglio di plastica tenuto da nastro adesivo. Credit: NASM


Mappe di stivaggio, trovate all'interno del modulo di comando di Apollo 11. Credit: NASM



Aggiornamento 3 marzo 2016:

Analysis of Handwritten Notes Inside the Cabin of Apollo 11 Spacecraft CM-107 "Columbia"






lunedì 8 febbraio 2016

Pillole di Apollo: L'albero della Luna in Italia


Aggiornamento 20 gennaio 2017


Il Pino Taeda arrivato in Italia nell'ottobre del 2011 è cresciuto! Ricordo ancora con emozione quei giorni.  Periodicamente vado a "trovarlo" e la cura delle guardie ecologiche del Parco Pineta di Appiano Gentile ha permesso all'albero - unico del suo genere in Italia - di crescere e fortificarsi. Ha ormai superato 5 inverni, nonostante alcune sofferenze dovute ai bruschi cambi climatici. Piantato in una zona dedicata e lontana dagli altri alberi della Pineta  - per preservarlo da possibili contagi -  è oggi ammirabile in tutto il suo splendore. 



"Historians will look back on this [Apollo] program and wonder why the United States, at the height of its technological achievements, just quit." 
Stu Roosa, Astronaut - Apollo XIV

"Un piccolo albero per l'Italia, un albero gigante per l'umanità."
Rosemary Roosa



Alcuni momenti della conferenza presso il Parco Pineta di Appiano Gentile 




Il momento della piantumazione ad opera di Rosemary Roosa



Il Pinus Taeda presentato alla conferenza sull'ambiente presso la sede della Regione Lombardia alla presenza del nostro astronauta Paolo Nespoli.

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Stuart Roosa, pilota del Modulo di Comando durante la missione Apollo 14, era nato a Durango nel Colorado, cresciuto a Claremore in Oklaoma, dove frequentò l’Università. Prima di diventare pilota di Jet militari e poi Astronauta, iniziò la sua carriera come Vigile del Fuoco presso la US Forest Service, l’agenzia che gestisce il settore ricerca e sviluppo degli ecosistemi forestali degli USA.  Ed Cliff, Capo del Servizio Forestale, saputo che  Stuart Roosa sarebbe partito con Apollo 14, lo contattò  e gli propose l’esperimento di portare con se 400-500 semi di alberi fino alla Luna e riportarli indietro. I semi sono stati scelti tra cinque diversi tipi di alberi: Pino Loblolly, Sycamore, Sweetgum, Redwood, e Douglas.


Stuart Roosa con il contenitore dei semi.


Una volta tornati sulla Terra,  i semi furono inviati al Forest Service nel Mississippi e alla stazione di Roseville in California per tentarne la germinazione. Sorprendentemente, i semi germinarono con successo, e il Servizio Forestale ebbe così  circa 420-450 piantine. La maggior parte fu stata donata nel 1975-76 per essere piantata in occasione del bicentenario della nazione americana. Un pino Loblolly fu piantato alla Casa Bianca, uno regalato all'imperatore del Giappone. Altri alberi sono stati piantati in altri stati, e in diverse università e centri della Nasa.  Purtroppo, Stuart Roosa è  scomparso nel dicembre 1994, ma  gli Alberi Luna continuano a fiorire come  monumento vivente alla nostra prima visita alla Luna.



Nel 2011, abbiamo ospitato Rosemary Roosa, figlia di Stuart, che ha evidenziato l'impegno del padre come Smoke Jumper (vigile del fuoco paracadutista) e come pilota di Jet per poi diventare astronauta del programma apollo e partecipare alla missione Apollo 14
Rosemary prosegue nel lavoro del padre diffondendo gli alberi nel mondo con la speranza che questo possa unirlo sempre più. Il suo impegno è costante e ci ha raccontato che viaggia in tutto il mondo. Nell'ultimo lancio dello Space Shuttle erano a bordo alcuni semi per continuare il sogno di suo padre Stuart Roosa (1933-1994)




La locandina dell'evento



Un momento della conferenza tenuta da Rosemary Roosa
presso il Parco Pineta di Appiano Gentile.

Essere stati scelti come sede italiana dell'albero della luna ci rende ovviamente orgogliosi, ma adesso abbiamo una grande responsabilità, quella di farlo crescere e preservarlo per le future generazioni. Il Pino Loblolly (Teada) vivrà per secoli e sarà per molto tempo l'albero della memoria, che ci ricorderà il più grande viaggio dell'umanità, quello alla volta della luna.

Oggi l'albero gode di buona salute, controllato tutti i giorni dalle Guardie Ecologiche del Parco Pineta di Appiano Gentile.


L'albero della Luna

Rosemary Roosa con la foto di suo padre Stuart



venerdì 5 febbraio 2016

Edgar Mitchell è deceduto.



Mentre ero in viaggio, arriva un sms… Edgar Mitchell è morto! Penso: "scherzo di cattivo gusto!" Poi ricevo venti email e altri messaggi, tutti dicono “ma lo sai che…” Scusate, ma scrivo di getto a caldo. È come se avessi perso un parente…

Mitchell con il comandante di Apollo 14, Alan Shepard ha esplorato gli altopiani di Fra Mauro. Fu il terzo sbarco sulla Luna da parte  degli  Stati Uniti  (5 febbraio 1971).

“Siamo andati sulla luna come tecnici; siamo tornati come umanisti.” 
Edgar Mitchell


Il dr. Edgar Mitchell, Astronauta, Apollo 14 LMP e sesto uomo a camminare sulla Luna, è morto giovedi (4 febbraio), il giorno prima l'anniversario della sua atterraggio lunare. Aveva 85 anni. Mitchell è deceduto dopo una breve malattia in un ospedale vicino casa sua a West Palm Beach, in Florida.

È con grande tristezza e incredulità che ricevo la notizia della scomparsa di Edgar Mitchell. Mi unisco alla sua famiglia nel dolore di una così grande perdita. I miei pensieri vanno a loro. Solo mercoledì avevo parlato con la sua assistente storica Kathy e nulla presagiva questo tragico evento.

Permettetemi un ricordo personale: conoscevo il dr. Mitchell, (per me semplicemente Ed), da molti anni. Quando decisi di scrivere un libro sul Programma Apollo, lui fu il primo a rilasciarmi un'intervista. Sempre disponibile, anche negli ultimi tempi quando faceva fatica a viaggiare, non ha mai mancato gli appuntamenti.

Sempre schietto e diretto, mai giri di parole, era un uomo concreto che conosceva gli esseri umani come pochi. Introspettivo, profondo, irraggiungibile per molti di noi. Rimane il ricordo di un grande uomo, intelligente, coraggioso e sensibile.

Adesso, ne sono certo, troverà finalmente tutte le risposte sulla natura della coscienza umana, risposte che ha tanto cercato quando era in vita.

Continuerà a ispirarci e non sarà dimenticato.

Goodspeed Ed!







“Nello spazio profondo sviluppi un’istantanea consapevolezza globale, un orientamento verso le persone, un’intensa insoddispazione sullo stato del mondo, un impulso di fare qualcosa a riguardo. Da lassù sulla Luna, i problemi di politica internazionale sembrano così insignificanti. 
Vorresti prendere i politici per la collottola, trascinarli per un quarto di milione di miglia e dirgli ‘Guardati intorno, stronzo!'”  Edgar Mitchell


Coelum Astronomia N.198

 



NEWS: PalmBeachPost


Dr. Edgar Mitchell BIO
1930 - 2016

Mitchell was born September 17, 1930, in Hereford, Texas. He received a Bachelor of Science in industrial management from Carnegie Institute of Technology in 1952; a Bachelor of Science in aeronautical engineering from the U.S. Naval Postgraduate School in 1961, and a Doctorate of Science in aeronautics/astronautics from the Massachusetts Institute of Technology in 1964.

He entered the Navy in 1952 and was commissioned an ensign a year later. He completed flight training in July 1954 and was assigned to Patrol Squadron 29 deployed to Okinawa. Assigned to Heavy Attack Squadron Two in 1957, he flew off the aircraft carriers USS Bon Homme Richard and USS Ticonderoga. He later served as a research pilot with Air Development Squadron Five and as chief of Project Management Division of the Navy Field Office for the Manned Orbiting Laboratory project.

Mitchell was selected as a NASA astronaut in April 1966 after graduating first in his class from the Air Force Aerospace Research Pilot School, where he was both a student and an instructor.

His only space assignment was a Lunar Module pilot for Apollo 14, a 10-day lunar exploration flight that lifted off January 31, 1971. His crewmates were Commander Alan Shepard and Command Module pilot Stuart Roosa. On February 5, Shepard and Mitchell landed their Lunar Module “Antares” in the Fra Mauro highlands while Roosa orbited overhead in “Kitty Hawk.” During 33 hours on the surface, Shepard and Mitchell made two outside excursions during which they set up a nuclear-powered science station, collected 92 pounds of moon rocks and gathered deep-down soil samples by driving core tubes into the surface. The blastoff from the moon was routine and they linked up with Roosa for a safe trip back to Earth.

Mitchell long had an interest in extra-sensory perception and during the moon flight he conducted ESP experiments with a friend in Chicago. Following the Apollo program, he retired from NASA and from the Navy as a captain and founded the Institute of Noetic Sciences in an effort to integrate various scientific disciplines into the study of human consciousness. He has written several books, including the 1996 “The Way of the Explorers,” which addresses the latest research in this field. 



Eternea.org

Dr. Edgar Mitchell was an Apollo 14 Astronaut and  the sixth of twelve men to walk on the moon. He was the Chairman Emeritus of Eternea and had many other distinguished accomplishments during his long career (click for more information) .

Dr. Mitchell was one of a three man crew on the Apollo 14 mission to the moon in 1971. Dr. Mitchell spent several years preparing for that trip in training and studying many NASA manuals developed for all the Apollo crews. As Dr. Mitchell liked to remind us, we are also crew members of a spaceship, but with a few major differences. Our spaceship is an incredibly complex but efficient system. It is self organizing, self repairing, self recycling, and one with huge but finite resources. It is one where all the parts are totally synergistic with each other. At least that’s how spaceship Earth has been operating for most of its history. When humankind’s numbers were smaller and before the advent our technological society, spaceship Earth operated just fine. We didn’t even need a manual or any training to insure that it did.

Unfortunately, as Dr. Mitchell noted from his unique vantage point in deep space, it became obvious to him that humanity is increasingly putting our spaceship – our only home and all its inhabitants in harm’s way. This is due to the very things that have made us so successful as a species. Our recent explosive population growth and our newly discovered powerful technologies are coupled with antiquated values, inappropriate beliefs and incomplete knowledge and understanding of how spaceship Earth really works. This combination creates a very dangerous brew indeed. Dr. Mitchell was one of the few people on this planet who had the unique perspective, knowledge, and experience to see our spaceship as it really is and to reflect on its crew, how it operates and how we need to change to insure a sustainable future. Credit Eternea



From Kennedy Space Center:
Today we honor the life of Astronaut Edgar D. Mitchell, lunar module pilot of the Apollo 14 lunar landing mission. A wreath was laid at the Apollo Saturn V Center at Kennedy Space Center Visitor Complex. 

Press release:
Apollo 13 astronaut Fred Haise to speak at memorial tribute service for Apollo 14 astronaut Edgar D. Mitchell
The family of Edgar D. Mitchell, lunar module pilot for Apollo 14 and the sixth human to walk on the moon, today released information for the memorial tribute service to be held at 4pm on February 23, 2016 in West Palm Beach, FL.
Dr. Mitchell died Feb. 4 at age 85. His death coincided with the 45th anniversary of his Apollo 14 flight, Jan. 31 – Feb. 9, 1971.

Joining the family and other dignitaries to celebrate the life of Mitchell will be Apollo 13 astronaut Fred Haise, Jr. The two men were friends throughout their time in the space program and remained close since. The community will be treated to hearing from Captain Haise some personal thoughts and commentary on Dr. Mitchell's extraordinary life and accomplishments.

Fred Haise is a former naval aviator, fighter pilot, test pilot, and NASA astronaut. He is one of only 24 people to have flown to the Moon, having flown as Lunar Module Pilot on Apollo 13. He was to have been the sixth person to land and walk on the Moon, but the Apollo 13 mission was aborted before lunar landing. He went on to fly Space Shuttle Approach and Landing Tests in 1977 and retired from NASA in 1979.

Ceremony details are as follows and are open to the public.

The service will begin at 4pm on Tuesday, February 23 at Dreher Park, immediately adjacent [map] to the South Florida Science Museum in West Palm Beach, Florida. 

A reception with the family will follow the service from 5:30 to 7:00pm inside the Science Museum. [If planning to attend the reception, please RSVP.]

Edgar Mitchell is survived by his daughters Karlyn Mitchell (Cary, NC) and Elizabeth Kendall (Rosedale, MD); his adopted children Kimberly Mitchell (West Palm Beach, FL), Paul Mitchell (Tallahassee, FL) and Mary Beth Johnson (Ridgewood, NJ); nine grandchildren; one great-grandchild; and several nieces and nephews, including nephew Mitchell Harkins and niece Belinda Hardy. Edgar was also preceded in death by his beloved son, Adam B. Mitchell. Credit: Collectspace.com 

Credit: Collectspace.com 

Credit: Collectspace.com 


Credit: Collectspace.com 



mercoledì 3 febbraio 2016

Il nuovo Modulo Lunare Russo

Manca ancora un decennio, prima che si possa pensare di tornare sulla Luna con degli uomini, ma  per la prima volta dalla fine della corsa alla Luna, gli ingegneri russi hanno iniziato a lavorare su un lander lunare in grado di trasportare  gli  astronauti sulla Luna.

La macchina a quattro "zampe" sarà in grado di portare almeno due cosmonauti da un'orbita lunare sulla superficie della Luna. È stato sviluppato per  obiettivi strategici della Russia ma anche per una possibile e aggiungerei auspicabile cooperazione internazionale. Magari con l'europa.


Raffigurazione grafica del lander Credit Anatoly Zak

La sonda avrà un peso di quasi 20 tonnellate e assomiglierà al famoso Modulo Lunare Eagle, che nel luglio del 1969, la missione Apollo 11 portò Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla Luna. Il nuovo design russo è stato ideato su misura per un più piccolo è più economico razzo Angara-5V, piuttosto che un per un gigantesco razzo come il Saturn V dell'era Apollo.

Gli ingegneri russi contano su un paio di razzi Angara-5V per portare il modulo di atterraggio senza equipaggio verso il suo punto di partenza nell'orbita lunare. Sarebbero necessari 2 razzi per portare una navicella con quattro cosmonauti dalla Terra all'orbita lunare e una volta giunti in orbita lunare,  due membri dell'equipaggio potrebbero poi trasferirsi nel modulo lunare, (lanciato con il secondo razzo), sganciarsi e scendere sulla Luna.


Raffigurazione grafica del razzo Angara-5VCredit Anatoly Zak 

Secondo i più recenti piani, il primo sbarco russo sulla Luna potrebbe avvenire alla fine del 2020. Purtroppo, il programma spaziale russo è stato drasticamente rallentato negli ultimi anni, a causa di problemi economici del paese. Tuttavia, vi è una possibilità che nei prossimi anni, le principali agenzie spaziali possano trovare un accordo per una cooperazione spaziale su larga scala dopo il successo della Stazione Spaziale Internazionale che concluderà la sua missione nella seconda metà degli anni 2020.

Nonostante le aspirazioni della NASA di andare dritti verso Marte, è sempre più chiaro che per i suoi partner, in primo luogo la Russia e l'Europa, sarebbe più conveniente per iniziare con la Luna.
Se gli Stati Uniti cambiassero rotta e concordassero un programma lunare congiunto, il  lander lunare russo potrebbe venire molto utile.  Questo perché la NASA, per risparmiare fondi, ha abbandonato da tempo il proprio lavoro sul lander lunare Altair. 
Allo stesso tempo, l'agenzia statunitense si muove costantemente alla costruzione del grande razzo SLS, che è particolarmente adatto per le missioni lunari.  Il veicolo spaziale Orion sarebbe in grado di portare l'equipaggio in orbita lunare a poche centinaia di chilometri dalla Luna e l'unico pezzo mancante, ma fondamentale per la spedizione lunare,  sarebbe il veicolo per trasportare gli astronauti sulla superficie.

Oggi il lander ideato dagli ingegneri russi, peserebbe in totale circa 20 tonnellate,  con un modulo di discesa di circa 11 tonnellate, mentre quello di risalita peserebbe circa 8.5 tonnellate. (in questa fase i pesi sono puramente indicativi).
La cabina avrà due portelli, uno nella parte anteriore del modulo che conduce ad una scala per la discesa sulla superficie e un'altra nel portello di docking situato nella parte superiore per il trasferimento degli astronauti tra il modulo lunare e la navicella madre.

                         Raffigurazione grafica del lander sulla luna. Credit Anatoly Zak

Finora, ingegneri russi hanno esaminato attentamente vari layout per la cabina degli astronauti, a forma di cono e alcune forme globulari,  ma alla fine sono state abbandonate in favore di un design cilindrico classico. Per risparmiare spazio all'interno, gli ingegneri hanno sospeso i serbatoi di propellente all'esterno del modulo di risalita.

Attualmente, gli ingegneri russi stanno costruendo due lander lunari robotici,  il primo dei quali è previsto che atterrerà in una regione polare della Luna nel 2018. Se il programma congiunto di esplorazione lunare andrà avanti, nel  2019  il lander automatico diventerà un precursore per le missioni umane e anche per una base lunare occupata in modo permanente dagli esseri umani.  Credit Anatoly Zak di RussianSpaceWeb.com

Raffigurazione grafica del lander automatico sulla luna. Credit Anatoly Zak


martedì 2 febbraio 2016

Cina: nuove immagini a colori della Luna

Dopo gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, nel 2013, la Cina è diventato il terzo paese ad avere compiuto un allunaggio con la missione Chang'e 3. (Dea cinese della Luna). L’Agenzia spaziale cinese, CSNA, ha in programma il lancio della missione Chang’e 4, che dovrebbe atterrare nel Polo Sud, sulla faccia nascosta della Luna. Se riusciranno nell'impresa, sarà il primo lander a raggiungere una zona lunare ancora non esplorata dai rover e da esseri umani.


La sonda Chang'e 3, trasportava il rover lunare Yutu lungo 1,5 metri e dal peso di 140 kilogrammi (sulla Terra). La CSNA, ha equipaggiato il rover e il lander con diversi sensori e videocamere per trasmettere immagini in tempo reale.

A distanza di quasi un anno dalla fine della missione, ora è possibile consultare tutto il set di fotografie scattate dal lander e da Yutu. Recentemente, e dopo numerose critiche da parte del mondo scientifico, l'Agenzia cinese, ha reso pubbliche centinaia di fotografie in alta definizione scattate durante la missione. Sono immagini a colori mai viste prima e che mostrano nuovi panorami, dopo quelli visti durante le Missioni Apollo.

Per vedere e scaricare tutte le immagini in alta risoluzione è necessario registrarsi al sito dell’Agenzia spaziale cinese, ma consiglio di visitare il sito di  Emily Lakdawalla della Planetary Society, che ha gentilmente messo a disposizione l'archivio completo. Le fotografie mostrano il lander e il rover oltre che a panorami lunari molto suggestivi che non si vedevano dai tempi del Programma Apollo.

Cliccare sulle immagini per ingrandirle.

Credit CNSA

Credit CNSA

Credit CNSA

Credit CNSA


Credit CNSA